Tanto,
tanto non ne vale la pena.
Non più.
L’aeroporto è una distesa di bianco e di luce presente ma soffusa, come sparpagliata nella sua totale immensità stabile. Tu smuovi le particelle con il tuo fare impegnato e la camminata veloce a cui fatico star dietro. Come se dovessi scappare. Come ciò che stai facendo. Con le voci di un dio robotico e raffreddato che sopra te dà i numeri mentre tu fai i numeri per superare i turisti distratti che non riusciranno mai più a tornare in Asia.
Il tuo aereo potrebbe essere qualunque e dovunque nella pista che ci pedina da dietro i vetri oscurati. Tu a breve potresti essere dovunque ed essere una persona qualunque, una pedina in un gigantesco campo da giochi senza coordinate.
E dimmi se sono pensieri che devo avere adesso che devi far il check-in e guardi indietro verso me, per sapere fino a che punto camminerò con te, per te.
http://aftermorphineoverdose.blogspot.com/2011/05/interview-mattia-lorso-barro.html
Un’intervista a me, con le mie poche certezze.
Parlo de L’orso, di inverni, di simmetrie.
Heima means ‘At home’.
there’s no place like home.
Ci tengo a chiarirti che queste canzoni parlano di te, giusto per essere banale come loro, come l’oro che indossi nei tuoi castelli in aria su cui soffia un gran vento, di gusto. Ci tengo a precisare che t’amo, oltremodo, oltremondo, oltrepò.
Ci tento.
Saranno i tatuaggi per i giorni migliori per te che sei stata divorata dai vent’anni e dai ventenni e dai venti che ti fanno tentennare sul ponte di pasqua che ci porta alla Liberazione. Maggiordomo dei vizi tuoi e degli spritz a metà pomeriggio.
Quando ero in tour sul tuo cuore e non c’erano mai posti letto abbastanza grandi, e palchi abbastanza attrezzati. Mi hai reso vegano d’idee e mi son sentito perfettamente alla moda di dieci anni fa.
Ho guardato l’alba sui tuoi denti e le fermate della metro popolarsi come i metri dove balli quando bevi quanto balli quando bevi quanto bevi quanto. E le tue teorie sui minimalismi e sugli alcolisti che intanto non abbiamo niente da spartirci, da spartano che io sono al confronto delle tue montature per gli occhiali.
I sentimenti sui cofani delle auto in affitto.
Fade out.
Le tue gote e Goethe; e i dolori del giovane me mentre ti guardo esausto. Fu Faust.
Ti è piovuto sulle spalle e siamo tornati ai quindici anni mentre ti asciugavo con il phon nel mio bagno e tu avevi la testa giù, a guardarti le scarpe come gli shoegazers, inzuppata com’eri sulle tue estremità coperte.
La scoperta del fuoco.
Ti sei sciolta, e ci siamo sciolti, e ti chiedi ancora se canto anche se oramai sai che il disincanto mi ha messo a tacere. Con tuo tacito permesso prenderei una vacanza.
Ho i maglioni per il mare d’inverno che non vedrò e non verrò a guardare le stelle che Milano è spenta come le sigarette che non fumo. I giorni passano uguali ai giorni che passano uguali e gli Acid House Kings mi nutrono quando è tardi e i negozi han già chiuso la bocca ai passanti affamati e affermati.
Sembrano passati anni da quando ti pettinavo le ciglia dal vento e tu mi ridevi addosso. E avevi sempre le scarpe basse anche nei diluvi universali dei nostri rapporti che la città è grande, piena di monumenti e di musei. Da quando ho adibito parti di camera mia per te non ci hai messo più piede, nemmeno da scalza.
Ora che non scrivo più.
Ora che.
Ora è.
Adieu.
E finirà tutto malissimo.
Con l’ira che ho e i crolli che ho e tuttol’amorechenonho che ho.
E tu non sarai pronta e ti romperò le costole passando dall’esterno, passando dallo sterno, passando a stento. In un unico tentativo. Ma ti lascerò le mie dita in dono in un pacco a cui farò mettere un fiocco. Stretto il doppio.
Ti ricordi quando abbiamo giocato a stopparci le arterie e ho vinto io?
Me l’avevi raccontato tu che non ricordavo nulla di quella sera ma mi sentivo comunque stanco e stancante.
Quando ti ho fatto sentire la mia canzone per te, quattro minuti sono sembrati decadi e tutto pareva decaduto e deceduto nel tuo sorriso assente che quando canti dell’amore non pensi mai all’atarassia del ricevente; e tu me l’hai ricordato. Che certe cose dovrei segnarmele sugli avambracci.
Ti ho detto che eri l’unica,
e ultima,
ma non mi hai creduto.
m
te lo dice lei.
che io non so guardarti negli occhi.
“pagherei per estirparmi il cuore e vederti.
ogni giorno. come nulla fosse.
come se ci fosse il sole, che in verità non lo so, non sono uscito dalla stanza e ho le tapparelle giù.
pagherei per riuscire a guardarti negli occhi.
ogni giorno. come nulla fosse.
come se non fossi solo, che in verità lo sono, in questa stanza con le tapparelle tirate giù.”
e vorrei solo tatuarmi Scusami sulla fronte e star davanti al tuo portone mentre dico a Christian di aspettare che entri prima di ripartire.
m
Ora che ti sei fatta più bella mi costringi a riscriverti da capo, da cancellare tutti i nastri che cantano di te. Ora che sei cresciuta e l’adolescenza ti è scivolata via dalle gambe che son diventate lunghissime dentro quei collant, come quando eri appoggiata alla parete di camera mia e ti eri mimetizzata. I tuoi occhi poi sono camaleonti.
Ognuno ha i suoi copricapi e grattacapi.
Tu che quando mi guardi hai dentro tutta la bellezza che vorrei poter scrivere. Ma quando mi leggi sei sempre così distratta da non rivederti. Che non ci vedi più, e quel ci siamo io+te, passato remoto.
Mi avevi promesso di salvarmi la vita, ma poi è piovuto forte.
Almeno a sentir te.
Ma davvero non ti trovi qui dentro?
”L’adolescente”, ep, autoproduzione, 21.02.11
Qui sono segnalate le modalità per scaricare gratuitamente il primo ep de L’orso.
L’adolescente Ep
è in free download su:
Qui è uscito il nostro singolo da scaricare free (in fondo alla pagina, salva oggetto con nome),
e la prima recensione de “L’adolescente Ep” de L’orso.
http://www.italianembassy.it/lorso-gioventu-colossale-allikea/
ieri cantando davanti a tutte quelle persone bellissime che erano al Revolver a sentirci presentare l’ep in acustico, ho donato organi. Sperando capissero quanto bene avevo dentro e quanto male mi ha fatto quest’influenza alla gola.
questi abbracci sono colline,
m
L’orso - Cento Euro (live dalla cucina di Rup)
Diretto da Rup.
http://www.rupfabrica.com
Eravamo da Rup a parlare del videoclip ufficiale che andremo a fare.
Lui ha sbagliato a darci da bere e a darci una chitarra.
Prove tecniche di registrazione.
Prove tecniche dell’ep.il video è qui:
http://www.youtube.com/watch?v=0wuep4yRB4c
Contatti:
lorsoband@gmail.com
facebook.com/lorsoband
lorso.tumblr.com
vimeo.com/lorso
soundcloud.com/lorsoband
Con l’alcool cantiamo a bassa voce.
Non pensavo avessi tegole. E regole infrangibili su cui adattarsi.
I martedì non ci rendono più giovani che già mi cadono le ossa e siamo tutti lavori part-time o impiegati male. Le nostre risorse e le rincorse per tentare il salto di là, che sia lungo o alto o triplo. Tu che non mi hai fatto dormire per notti e notti e notti da non vedere mai il giorno. O che giorno era.
Spero tu ti ricordi dove abbiamo parcheggiato, che fa freddo.
m
Ed è iniziata la postproduzione del nostro ep e delle nostre relazioni interpersonali. Come se ora tutto iniziasse ad equilibrarsi come Philippe Petit. E le twin towers.
m
Eri dello stesso colore del piumone e della parete dietro di te.
Dello stesso colore della mia pelle e del copricapo da orso che prima guardava te, e poi me. Se faccio un cerchio con le dita delle mani posso ancora rappresentarti quelle gambe lunghe e magre che hai, per le quali poi non ho dormito per settimane.
do the maths.
Nei tuoi collant ci ho trascorso le notti e bendato gli occhi quando tu mi dicevi che era tempo di andarsene da Milano e darsela a gambe dalla Darsena in secca. Ti seccava sapere che dovevi gestire un cuore in più, oltre al tuo, e spesso mi chiedevi se potevo metterti su dell’acqua che avevi bisogno di un bel thé caldo, a quei gusti particolari che compro io. Non avevamo più fiato per guardarci dritti in volto: come l’alba che ho visto dal balcone di casa tua mentre tu dormivi nuda e ti ammalavi. E poi tossivi nel sonno.
Vieni a cena da me che ho comprato del buon vino.
m
(by die dié)
”L’adolescente”, ep, autoproduzione, 21.02.11
Qui sono segnalate le...
(Sennò qualcuno poi se la prende)
Ieri io ero ad ascoltare L’orso.
L’unico modo in cui so spiegarla è questo:
Penso a quando si alzano gli...
ho dimenticato come si fa a essere bella
Meltin’ down by Giordano Poloni