L’aeroporto è una distesa di bianco e di luce presente ma soffusa, come sparpagliata nella sua totale immensità stabile. Tu smuovi le particelle con il tuo fare impegnato e la camminata veloce a cui fatico star dietro. Come se dovessi scappare. Come ciò che stai facendo. Con le voci di un dio robotico e raffreddato che sopra te dà i numeri mentre tu fai i numeri per superare i turisti distratti che non riusciranno mai più a tornare in Asia.
Il tuo aereo potrebbe essere qualunque e dovunque nella pista che ci pedina da dietro i vetri oscurati. Tu a breve potresti essere dovunque ed essere una persona qualunque, una pedina in un gigantesco campo da giochi senza coordinate.
E dimmi se sono pensieri che devo avere adesso che devi far il check-in e guardi indietro verso me, per sapere fino a che punto camminerò con te, per te.